Società narcisistica e distratta. Perché valorizzare le differenze

La società attuale crea dei modelli di omologazione, di appartenenza a gruppi che hanno la funzione di rassicurarci con un’identità socialmente riconosciuta.
Eppure la differenza è una ricchezza, un valore, il confronto con il diverso ci aiuta a crescere.
Gli opposti si attraggono? Pensate all’opposto come a una persona con carattere diverso dal vostro, ma pensate anche a una cultura diversa.
Uomini di tutte le epoche sono attratti dal diverso. Vedi gli indios per gli europei, o i ragazzi selvaggi trovati in vari episodi nelle foreste europee nell’epoca dell’illuminismo, ma anche in epoca attuale per esempio gli stranieri o i disabili.
Siamo attratti dall’opposto per il principio della dissonanza cognitiva. Ci relazioniamo al diverso con i nostri stereotipi, lo categorizziamo per allontanarlo perché se da un lato vogliamo cambiarlo per renderlo simile a noi “normali”, dall’altro lato lo vogliamo allontanare perché ci spaventa.
Il diverso fa paura soprattutto ai deboli, agli emarginati che appartengono ad una categoria prossima al diverso. L’aggressione in questo caso rappresenta una modalità di risposta diffusa.
Gli adulti hanno il compito di educare alla responsabilità e le nuove generazioni iniziano a vivere nel momento in cui le vecchie hanno fallito o si sono fermate, per rimediare o proseguire il processo di vita, di sviluppo e accrescimento. E’ inutile stare a rinfacciare gli sbagli dei predecessori, a tutti è data una possibilità di contribuire al miglioramento dell’umanità.
La società invece ci chiude in piccoli gruppi, piccoli come la famiglia. Quanti giovani non escono dalla famiglia o lo fanno molto tardi? Lo fanno per mantenere la dimensione narcisistica imposta dalla società dove l’altro uguale a noi ci rassicura.
Questo meccanismo perverso ci impedisce di costruire un’identità perché la costruzione del sé avviene attraverso il confronto con le informazioni che l’altro ci rimanda.
Quando parlo di “diverso” non mi riferisco al disabile, il confine della normalità è labile, ognuno ha delle potenzialità che devono essere affermate, riconosciute e valorizzate.
In questa nostra società siamo tutti deboli, quindi smettiamola di isolarci in gruppi ristretti, e chi ci appare più debole non rappresenta una minaccia, anzi tutti i tipi di relazione costituiscono degli scambi reciproci!

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