Appartenenza e aggressività


Uno dei bisogni fondamentali del genere umano è il bisogno di appartenenza.

Essere membro di un gruppo al quale attribuiamo caratteristiche positive, risponde al bisogno di sicurezza, autostima e affiliazione. Avere delle persone vicine che ci piacciono, ci accettano, ci permette di costruire un’immagine positiva di noi stessi.

Famiglia, lavoro, sport, hobbies, sono dimensioni in cui ci sentiamo a nostro agio se sentiamo di appartenervi.

Essere membri di un gruppo significa accettare delle norme informali, diritti e doveri.

Ogni gruppo ha un leader, un personaggio carismatico che ha capacità comunicative, relazionali empatiche e persuasive.

Ai gruppi etichettiamo delle caratteristiche che ci permettono di spiegare eventi e situazioni.

In qualità di membri troviamo il coraggio e la forza di compiere azioni che individualmente potremmo rifiutarci di mettere in atto.

Non sempre i gruppi hanno caratteristiche positive. Persone con bassa autostima sentono di appartenere a gruppi considerati socialmente negativi, per rispondere all’esigenza di non essere isolati, troppo diversi, e ricercare un significato al loro stato.


Essere accettati in un gruppo aggressivo permette di sfogare la rabbia in modo accettabile, condiviso, un esempio sono i gruppi di tifosi allo stadio.

Soldati che adottano la violenza senza scrupoli, lo fanno in qualità di membri di un gruppo per convenzione forte, il cui leader, con l’approvazione dei militari, ha definito i comportamenti tipici. Il soldato che in un contesto quotidiano di appartenenza ad un gruppo diverso è capace di essere gentile e generoso, sul campo di guerra diventa spietato perchè è altro da sé. Le forze dell’ordine, i tifosi, e gli sportivi hanno la responsabilità condivisa di una squadra che li motiva a trovare altra energia che in sé stessi da soli non hanno.

Ogni persona appartiene a più gruppi diversi a seconda della situazione.

Quando interagiamo, con un interlocutore non dobbiamo fidarci delle prime impressioni, positive o negative, che abbiamo su di lui perchè inconsciamente gli stiamo attribuendo le caratteristiche del gruppo al quale immaginiamo lui appartenga mettendo in moto meccanismi di etichettamento convenzionali, immaginando le persone come prototipi. Gli stereotipi non devono guidare i nostri atteggiamenti e comportamenti, dobbiamo metterci in un ottica di apertura mentale, accoglimento e accettazione. Tempo e confronto interpersonale permetteranno di rispondere ai nostri perchè in modo esaustivo.

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